giovedì 23 aprile 2020


L’Andrea Doria, Melania e la piccola Norma




Melania nel 1958, 21 anni
In un numero di  6 anni fa su questa stessa rivista    era stato  già presentato un articolo dedicato  al  naufragio della nave  Andrea Doria  su cui viaggiava una famiglia di emigranti di Nocera Umbra, gli  Ansuini del paesetto di  Le Prata.
Per riassumere un poco si ricorda che l’ Andrea Doria venne costruita nel 1951 nei cantieri Ansaldo di Genova, orgoglio della flotta mercantile italiana,  era una turbonave moderna veloce e lussuosa di quasi 30.000 tonnellate.  È  alla sua centunesima traversata atlantica, ha un equipaggio di 580 uomini e trasporta 1241 passeggeri.  Nella notte di giovedì 25 luglio 1956 poco dopo le h 23,  ad  centinaio di km  di distanza dalla costa americana, viene speronata dalla nave   svedese Stockholm proveniente dal porto di New York. L’impatto causa  uno squarcio di 30 sul fianco destro dell’Andrea Doria che  imbarca acqua e subito s’inclina paurosamente. La maggior parte dei decessi avviene al momento dello speronamento. Le vittime sono  51, di 5 della nave svedese e 46 tra i passeggeri della Doria. Solo pochi decenni fa, e dopo la scomparsa del comandante dell’ Andrea Doria, Pietro Calamai,  è stato appurato che  le responsabilità dell’incidente sono da attribuirsi alla nave svedese. Quella sera il comandante  dello Stockholm  dormiva nella sua cabina, mentre sulla plancia di comando  si trovava terzo ufficiale. Questi, giovane ed inesperto, interpretò erroneamente i dati del radar, che secondo lui indicavano la presenza della nave italiana ad una distanza maggiore  di quella reale, e sulla sua sinistra anziché sulla destra, quindi per evitarla virò sulla destra e cioè proprio contro l’ Andrea Doria, infilando la  prua rinforzata nel fianco del transatlantico italiano. L'inclinazione della nave Andrea Doria  rese inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte quelle sul lato opposto a quello della collisione. Ne seguì la serie di drammatiche richieste di aiuto via radio in cui il capitano Calamai si sforzava di far capire alle autorità americane e ai  soccorritori che innanzitutto necessitavano   lance di salvataggio per far calare in mare i passeggeri. Dopo alcune ore giunsero diverse navi che presero a bordo i naufragi e fornirono le lance necessarie, tra queste anche lo Stockholm che presentava la prua distrutta per ben  10 metri. La maggior parte dei naufragi vennero presi a bordo del vecchio transatlantico francese Ile de France, il cui comandante coraggiosamente  decise di invertire la rotta per portare soccorso affrontando ingenti rischi anche a causa della nebbia.
Melania e Giovanni in una foto recente
 Ora,  parlando di Melania Ansuini, sulla scorta di nuove informazioni, approfondiamo e aggiungiamo  alcuni dettagli di questa tragedia e un fatto a dir poco sconcertante.
 Era l’ultima notte di viaggio e,  com’era tradizione, a bordo si faceva festa e si ballava.  Il fratello di Melania il quattordicenne Filippo era al cinema, mentre il più piccolo, Pasquale ,era con la madre Giulia nella loro cabina. Il padre di Melania, Domenico Ansuini, stava sul ponte dove si ballava. A quel tempo, come era abitudine,  le ragazze al ballo  erano accompagnate dai genitori. Melania e Giovanni Vali si erano conosciuti sulla nave tre giorni prima e tra loro era nata una simpatia reciproca. Al momento dell’urto l’orchestra stava eseguendo la canzone “Arrivederci Roma”.
Giovanni scese subito verso la cabina di Giulia lungo le scale che erano già invase dall’acqua per prendere i giubbotti di salvataggio per tutti.  Melania racconta:  “Il ponte della nave si era subito inclinato fortemente, c’era odore di nafta, si scivolava. Io gettai via le scarpe e la borsetta. Confusione grida dappertutto. Quella notte c’era una nebbia molto densa. Fummo invitati concentrarci verso la poppa della nave, in quanto l’impatto era avvenuto sulla destra. Mia madre esclamò: Siamo venuti a morire !”
Dopo aver  lanciato via  radio la richiesta di soccorso e passate alcune ore il capitano Calamai decise di far  calare in acqua le scialuppe di destra,  ma vuote, perché  a causa della pendenza della nave  non era possibile farvi salire i passeggeri.
 La nave era inclinata fortemente sulla destra dove era avvenuto l’impatto, e  continuava ad inclinarsi, cosicché si temeva il rovesciamento. Da quel lato, l’altezza dall’acqua si era molto ridotta, furono gettate alcune corde, la rete che copriva la piscina e anche alcune manichette antincendio; ma tutte queste non erano sufficienti per la moltitudine dei passeggeri che si accalcavano terrorizzati.


Nella foto qui sopra si         possono notare le grosse  funi  pendenti dal lato di dritta della nave nella prima mattinata. Da ciò si comprende come, a causa della forte inclinazione, l’altezza dall’acqua era sensibilmente ridotta e questo rendeva un po’ meno ardua la discesa dei passeggeri con le funi.                                                             
Melania afferrò la corda per scendere in mare per poi ritrovarsi priva di sensi sull’acqua. La cronaca americana  dice:”Melania perse la presa e cadde nell’oceano”. Quando sia svenuta lei non è in grado di dirlo.  Le corde sono di grande spessore,  tali che  con esse  si possa salire o scendere, ma necessita una forte presa e una certa forza di braccia. Ci si può aiutare facendo scorrere la corda tra le gambe in modo da creare attrito  e rallentare la discesa , ma una donna con veste leggera e senza scarpe  riceve  forti  abrasioni sul petto e sulle gambe. Una persona con braccia deboli e non allenate,  per velocizzare la discesa  tende a far scorrere la fune nelle mani e ciò provoca subito terribili dolori alle mani e abrasione come fosse una  bruciatura. Si può supporre che la giovane Melania abbia fatto in quel modo e quindi che abbia  lasciato la presa   a causa di forti dolori alle mani e al corpo e quindi cadendo di traverso in acqua abbia perso i sensi.
Le parole di Melania :“I miei famigliari scesero bene con le corde, non si bagnarono affatto.  Essi si sono accorti della mia caduta . Io avevo abrasioni sul petto e sulle gambe. Non mi sono accorta di quando sono svenuta.”
 Così  viene riportato il racconto di Melania  nel libro di Ermanno di  Sandro “Andrea Doria 1956. In ricordo di Norma, Greenbooks editore 2017” :   Io ero mezza nuda, con un vestito a campana, ed avevo le braccia e le gambe graffiate che bruciavano come il fuoco mentre mi calavo con la fune che in quel momento sembrava quasi un albero, fino a che non cascai con le braccia e le gambe aperte ..dall’alto mi videro cadere in quel modo, tra cui mia madre atterrita.”
Giovanni Vali  si è calato in acqua dopo di lei per soccorrerla avendo visto la sua caduta.
“Mi sono risvegliata sull’ acqua a pancia all’aria, poi ho sentito un braccio che mi sollevava da sotto la schiena;  fui  trascinata e messa su una barca. Giovanni era già su  quella scialuppa.”  Il braccio che la sollevava era del passeggero Tullio di Sandro.
Durante la traversata Giovanni e Melania avevano conosciuto i coniugi  Di Sandro, Tullio e Filina ,  con la loro figlia Norma di appena quattro anni.
Nello stesso   libro di Ermanno di  Sandro Melania dice ancora: “Ad un certo punto arrivò Tullio con la bambina in braccio (Norma), e Giovanni lo aiutò a calarsi, dandogli la precedenza; sistemando sulla sua schiena la bambina a cavalluccio, ma la barca sottostante era drammaticamente piena. Non si accostava abbastanza per le onde sempre più alte. Anche le altre scialuppe non riuscivano ad accostarsi più di tanto, o non lo si voleva per il pericolo … Intanto c’era chi si lanciava direttamente dalla poppa della nave, perché le funi erano poche e prese d’assalto. Mentre Tullio stava calandosi qualcuno si lanciò forse urtando la bambina, che cadde sulla scialuppa.”
Su questo  particolare  esiste una versione un po’ diversa che sicuramente viene dalla fonte più diretta, cioè dal padre della bambina. Tullio dal ponte avrebbe gettato la creatura verso una lancia di salvataggio nella certezza che gli occupanti l’avrebbero afferrata.
Fatto sta che la piccola Norma batté la testa contro il bordo della barca riportando una grave frattura cranica.  Venne trasportata all’ ospedale in elicottero e operata, ma dopo due giorni morì.
Melania : “Sulla nave francese ho parlato con i coniugi  Di Sandro. Allora non sapevano della sorte della figlia. Ho sempre desiderato di rivedere Tullio di Sandro, ma per 50 anni non l’ho potuto ritrovare.”
Dopo il naufragio i superstiti andarono  ciascuno verso la propria destinazione. La famiglia Ansuini andò in California, dove era attesa dal fratello di Domenico. Giovanni Vali proseguì per Halifax in Canada che era la sua meta. La famiglia  Di Sandro  rientrò in Italia nell’ anno 1967.  Per questo  Melania non poté ritrovarla negli Stati Uniti.
Solo  quattro anni fa, nel 2016, Melania ha avuto notizia di Ermanno di Sandro, che  vive in Italia. Si sono messi in contatto scambiandosi lettere e telefonate.  Così Melania venne a sapere che Tullio di Sandro era deceduto alcuni anni fa, con gran dispiacere, perché avrebbe voluto rivedere l’uomo che aveva perso la sua bambina e che aveva tratto in salvo lei quella notte. Ermanno, figlio di Tullio e di Filina, è nato negli Stati Uniti  nella città di Providence, Rhode Island, nel 1958,  quindi due anni dopo l’incidente, è architetto ed ha pubblicato alcuni libri.
Il libro  citato sopra è stato realizzato  nel 2016 utilizzando anche la testimonianza e documenti  forniti da  Melania Ansuini. Melania l’ha  letto   con comprensibile emozione. L’emozione è stata ancora più grande quando è venuta a conoscenza di un fatto sconcertante che  viene raccontato da Ermanno.
Nell’estate del 1966, esattamente 10 anni dopo la tragedia, le spoglie della piccola  Norma vennero trasferite in Italia, mentre la famiglia di Sandro era ancora negli Stati Uniti. Il trasporto avvenne con la nave Cristoforo Colombo ( gemella della A.Doria) che salpò dal porto di Boston. Fu celebrato un semplice funerale e quindi eseguita la tumulazione nel cimitero di Marsano Appio, in provincia di Caserta, dove era stato costruito un sepolcro in marmo. 5 anni dopo, nel 1981, i famigliari si accorsero che  stranamente il manufatto  si era inclinato sensibilmente su un fianco. Venne escluso un cedimento del terreno come causa e si pensò agli effetti del terremoto dell’Irpinia del novembre 1980. Tuttavia, se  il terremoto fosse stata la causa,  allora anche le altre tombe, cappelle e costruzioni varie avrebbero dovuto mostrare simili danneggiamenti. Così non era. La tomba della piccola Norma si era inclinata, inclinata  sulla destra proprio come la nave Andrea Doria poco dopo la collisione. La tomba fu lasciata in quel modo. Ermanno di Sandro dice : "… chissà …una volontà superiore." Melania è rimasta molto impressionata da questo fatto.

La tomba di Norma così come appare  vista da dietro





( By Pietro Nati- 2019 )