L’Andrea
Doria, Melania e la piccola Norma
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| Melania nel 1958, 21 anni |
In un numero di 6 anni fa su questa stessa rivista era stato già presentato un articolo dedicato al naufragio della nave Andrea Doria su cui viaggiava una famiglia di emigranti di
Nocera Umbra, gli Ansuini del paesetto
di Le Prata.
Per riassumere un poco si
ricorda che l’ Andrea Doria venne costruita nel 1951 nei cantieri Ansaldo di
Genova, orgoglio della flotta mercantile italiana, era una turbonave moderna veloce e lussuosa
di quasi 30.000 tonnellate. È alla sua centunesima traversata atlantica, ha
un equipaggio di 580 uomini e trasporta 1241 passeggeri. Nella notte di giovedì 25 luglio 1956 poco
dopo le h 23, ad centinaio di km di distanza dalla costa americana, viene
speronata dalla nave svedese Stockholm proveniente dal porto di New
York. L’impatto causa uno squarcio di 30
sul fianco destro dell’Andrea Doria che
imbarca acqua e subito s’inclina paurosamente. La maggior parte dei
decessi avviene al momento dello speronamento. Le vittime sono 51, di 5 della nave svedese e 46 tra i
passeggeri della Doria. Solo pochi decenni fa, e dopo la scomparsa del
comandante dell’ Andrea Doria, Pietro Calamai,
è stato appurato che le
responsabilità dell’incidente sono da attribuirsi alla nave svedese. Quella
sera il comandante dello Stockholm dormiva nella sua cabina, mentre sulla
plancia di comando si trovava terzo
ufficiale. Questi, giovane ed inesperto, interpretò erroneamente i dati del
radar, che secondo lui indicavano la presenza della nave italiana ad una
distanza maggiore di quella reale, e
sulla sua sinistra anziché sulla destra, quindi per evitarla virò sulla destra
e cioè proprio contro l’ Andrea Doria, infilando la prua rinforzata nel fianco del transatlantico
italiano. L'inclinazione
della nave Andrea Doria rese
inutilizzabili metà delle lance di salvataggio, tutte
quelle sul lato opposto a quello della collisione. Ne seguì la serie di drammatiche
richieste di aiuto via radio in cui il capitano Calamai si sforzava di far
capire alle autorità americane e ai
soccorritori che innanzitutto necessitavano lance di salvataggio per far calare in mare
i passeggeri. Dopo alcune ore giunsero diverse navi che presero a bordo i
naufragi e fornirono le lance necessarie, tra queste anche lo Stockholm che
presentava la prua distrutta per ben 10
metri. La maggior parte dei naufragi vennero presi a bordo del vecchio
transatlantico francese Ile de France, il cui comandante coraggiosamente decise di invertire la rotta per portare
soccorso affrontando ingenti rischi anche a causa della nebbia.
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| Melania e Giovanni in una foto recente |
Era l’ultima notte di viaggio e, com’era tradizione, a bordo si faceva festa e
si ballava. Il fratello di Melania il
quattordicenne Filippo era al cinema, mentre il più piccolo, Pasquale ,era con
la madre Giulia nella loro cabina. Il padre di Melania, Domenico Ansuini, stava
sul ponte dove si ballava. A quel tempo, come era abitudine, le ragazze al ballo erano accompagnate dai genitori. Melania e
Giovanni Vali si erano conosciuti sulla nave tre giorni prima e tra loro era
nata una simpatia reciproca. Al momento dell’urto l’orchestra stava eseguendo
la canzone “Arrivederci Roma”.
Giovanni scese subito verso
la cabina di Giulia lungo le scale che erano già invase dall’acqua per prendere
i giubbotti di salvataggio per tutti.
Melania racconta: “Il ponte della
nave si era subito inclinato fortemente, c’era odore di nafta, si scivolava. Io
gettai via le scarpe e la borsetta. Confusione grida dappertutto. Quella notte
c’era una nebbia molto densa. Fummo invitati concentrarci verso la poppa della
nave, in quanto l’impatto era avvenuto sulla destra. Mia madre esclamò: Siamo venuti a morire !”
Dopo aver lanciato via
radio la richiesta di soccorso e passate alcune ore il capitano Calamai
decise di far calare in acqua le
scialuppe di destra, ma vuote,
perché a causa della pendenza della
nave non era possibile farvi salire i
passeggeri.
La nave era inclinata fortemente sulla destra
dove era avvenuto l’impatto, e
continuava ad inclinarsi, cosicché si temeva il rovesciamento. Da quel
lato, l’altezza dall’acqua si era molto ridotta, furono gettate alcune corde,
la rete che copriva la piscina e anche alcune manichette antincendio; ma tutte
queste non erano sufficienti per la moltitudine dei passeggeri che si
accalcavano terrorizzati.
Melania afferrò la corda per
scendere in mare per poi ritrovarsi priva di sensi sull’acqua. La cronaca
americana dice:”Melania perse la presa e
cadde nell’oceano”. Quando sia svenuta lei non è in grado di dirlo. Le corde sono di grande spessore, tali che
con esse si possa salire o
scendere, ma necessita una forte presa e una certa forza di braccia. Ci si può
aiutare facendo scorrere la corda tra le gambe in modo da creare attrito e rallentare la discesa , ma una donna con
veste leggera e senza scarpe riceve forti
abrasioni sul petto e sulle gambe. Una persona con braccia deboli e non
allenate, per velocizzare la discesa tende a far scorrere la fune nelle mani e ciò
provoca subito terribili dolori alle mani e abrasione come fosse una bruciatura. Si può supporre che la giovane
Melania abbia fatto in quel modo e quindi che abbia lasciato la presa a causa di forti dolori alle mani e al corpo
e quindi cadendo di traverso in acqua abbia perso i sensi.
Le parole di Melania :“I
miei famigliari scesero bene con le corde, non si bagnarono affatto. Essi si sono accorti della mia caduta . Io
avevo abrasioni sul petto e sulle gambe. Non mi sono accorta di quando sono
svenuta.”
Così
viene riportato il racconto di Melania
nel libro di Ermanno di Sandro “Andrea Doria 1956. In ricordo di Norma, Greenbooks editore 2017” : “ Io
ero mezza nuda, con un vestito a campana, ed avevo le braccia e le gambe
graffiate che bruciavano come il fuoco mentre mi calavo con la fune che in quel
momento sembrava quasi un albero, fino a che non cascai con le braccia e le
gambe aperte ..dall’alto mi videro cadere in quel modo, tra cui mia madre
atterrita.”
Giovanni Vali si è calato in acqua dopo di lei per
soccorrerla avendo visto la sua caduta.
“Mi sono risvegliata sull’
acqua a pancia all’aria, poi ho sentito un braccio che mi sollevava da sotto la
schiena; fui trascinata e messa su una barca. Giovanni era
già su quella scialuppa.” Il braccio che la sollevava era del passeggero Tullio di Sandro.
Durante la traversata
Giovanni e Melania avevano conosciuto i coniugi
Di Sandro, Tullio e Filina , con
la loro figlia Norma di appena quattro anni.
Nello stesso libro di Ermanno di Sandro Melania dice ancora: “Ad un certo
punto arrivò Tullio con la bambina in braccio (Norma), e Giovanni lo aiutò a
calarsi, dandogli la precedenza; sistemando sulla sua schiena la bambina a
cavalluccio, ma la barca sottostante era drammaticamente piena. Non si
accostava abbastanza per le onde sempre più alte. Anche le altre scialuppe non
riuscivano ad accostarsi più di tanto, o non lo si voleva per il pericolo …
Intanto c’era chi si lanciava direttamente dalla poppa della nave, perché le
funi erano poche e prese d’assalto. Mentre Tullio stava calandosi qualcuno si
lanciò forse urtando la bambina, che cadde sulla scialuppa.”
Su questo particolare
esiste una versione un po’ diversa che sicuramente viene dalla fonte più
diretta, cioè dal padre della bambina. Tullio dal ponte avrebbe gettato la
creatura verso una lancia di salvataggio nella certezza che gli occupanti
l’avrebbero afferrata.
Fatto sta che la piccola
Norma batté la testa contro il bordo della barca riportando una grave frattura
cranica. Venne trasportata all’ ospedale
in elicottero e operata, ma dopo due giorni morì.
Melania : “Sulla nave francese
ho parlato con i coniugi Di Sandro.
Allora non sapevano della sorte della figlia. Ho sempre desiderato di rivedere
Tullio di Sandro, ma per 50 anni non l’ho potuto ritrovare.”
Dopo il naufragio i
superstiti andarono ciascuno verso la
propria destinazione. La famiglia Ansuini andò in California, dove era attesa
dal fratello di Domenico. Giovanni Vali proseguì per Halifax in Canada che era
la sua meta. La famiglia Di Sandro rientrò in Italia nell’ anno 1967. Per questo
Melania non poté ritrovarla negli Stati Uniti.
Solo quattro anni fa, nel 2016, Melania ha avuto
notizia di Ermanno di Sandro, che vive
in Italia. Si sono messi in contatto scambiandosi lettere e telefonate. Così Melania venne a sapere che Tullio di
Sandro era deceduto alcuni anni fa, con gran dispiacere, perché avrebbe voluto
rivedere l’uomo che aveva perso la sua bambina e che aveva tratto in salvo lei
quella notte. Ermanno, figlio di Tullio e di Filina, è nato negli Stati
Uniti nella città di Providence, Rhode Island, nel 1958, quindi due anni
dopo l’incidente, è architetto ed ha pubblicato alcuni libri.
Il libro citato sopra è stato realizzato nel 2016 utilizzando anche la testimonianza e
documenti forniti da Melania Ansuini. Melania l’ha letto
con comprensibile emozione. L’emozione è stata ancora più grande quando
è venuta a conoscenza di un fatto sconcertante che viene raccontato da Ermanno.
Nell’estate del 1966, esattamente 10 anni dopo la tragedia, le spoglie della piccola Norma vennero trasferite in Italia, mentre la famiglia di Sandro era ancora negli Stati Uniti. Il trasporto avvenne con la nave Cristoforo Colombo ( gemella della A.Doria) che salpò dal porto di Boston. Fu celebrato un semplice funerale e quindi eseguita la tumulazione nel cimitero di Marsano Appio, in provincia di Caserta, dove era stato costruito un sepolcro in marmo. 5 anni dopo, nel 1981, i famigliari si accorsero che stranamente il manufatto si era inclinato sensibilmente su un fianco. Venne escluso un cedimento del terreno come causa e si pensò agli effetti del terremoto dell’Irpinia del novembre 1980. Tuttavia, se il terremoto fosse stata la causa, allora anche le altre tombe, cappelle e costruzioni varie avrebbero dovuto mostrare simili danneggiamenti. Così non era. La tomba della piccola Norma si era inclinata, inclinata sulla destra proprio come la nave Andrea Doria poco dopo la collisione. La tomba fu lasciata in quel modo. Ermanno di Sandro dice : "… chissà …una volontà superiore." Melania è rimasta molto impressionata da questo fatto.
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| La tomba di Norma così come appare vista da dietro |
(
By Pietro Nati- 2019 )





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