giovedì 28 novembre 2019


Ennio Leonardi detto Leni



La famiglia di Leni nel 1976 a Casilda
Il nome Leni non  ha nulla a che vedere con  Lenin  , né  è un nome di battaglia; è semplicemente un nomignolo dato ad Ennio Leonardi   all’epoca dell’infanzia , così rimasto per sempre e  abitualmente usato. Nel  suo  foglio  matricolare   si legge  : “Soldato di leva classe 1925; Distretto di   Spoleto lasciato in congedo illimitato provvisorio il 30.4.1943. Riconosciutagli la qualifica  di Partigiano combattente, ai sensi del Decreto Lgs  n. 518 del 1945 . Ha partecipato dall’ 1.1.1944 all’ 1.7.1944 alle operazioni di guerra svoltesi sul territorio metropolitano con la formazione regolare Garibaldi,  con la qualifica di gregario, dipendente dalle forze armate italiane . Campagna di guerra 1944. Equiparato a tutti gli effetti, per il servizio partigiano anzidetto, ai militari volontari che hanno operato in unità regolari delle forze armate  nella lotta di liberazione. Ha diritto all’attribuzione dei benefici previsti dalla legge a favore dei combattenti ai sensi del D.L. n. 137/48”. Tra le note e i contrassegni personali possiamo leggere:  “Statura  m 1, 74 ½, Torace m 0,86 ½ ,  colore e forma dei capelli  castani lisci, occhi castani,  colorito roseo,  naso retto, bocca regolare, fronte regolare, dentatura sana, professione studente religioso, titolo di studio 4° ginnasio”.
            Ennio Leonardi, era nato a Sorifa di Nocera Umbra il 18 marzo del 1925, primo  di tre figli, da Lorenzo e da Anna Mingarelli. Il padre, da tutti chiamato Dirice era negli Stati Uniti ed ha  passato quasi tutta la  sua vita   come  emigrante  nelle due Americhe. Alla fine di maggio del 1943 Leni abbandonò il seminario di Nocera Umbra e nell’autunno dello stesso anno ricevette la chiamata alle armi da parte della Repubblica Sociale. Diversamente dagli altri suoi compaesani della stessa classe  non si presentò al distretto militare che in quel tempo era a  Spoleto  .  Aveva sentito parlare di partigiani  nella montagna di Foligno e quindi    si incontrò con   essi  a Rasiglia e a Cancelli, dove già  vi erano molti folignati. Oltre alla pistola semiautomatica di provenienza americana, Leni aveva anche un bel paio di pantaloni di pelle, così che la sorella  Dina  una volta  osservò : “ Se avesse anche una bella giacca di  pelle sarebbe completo”. Aveva raccapezzato anche un buon paio di stivali di cuoio  da cavalleria.
            Racconta Andrea Leonardi che una volta Leni, dovendo andare con la sua squadra “a fare un assalto”, ovvero un’azione presso la  collina chiamata  Romita  contro un gruppo di militi fascisti che transitavano sulla strada  statale septempedana, provenienti  da Bagnara, tornò indietro a  casa  per prendere la maschera che aveva dimenticato. Sembra che Leni in alcune occasioni usasse una mascherina tipo carnevale per  non farsi riconoscere. Al gruppo si unì anche  il  cinquantenne  Domenico Armillei detto Brosco , personaggio  stravagante e burlone di Sorifa , il quale  armato del suo semplice bastone di legno che agitava minacciosamente,  tentava  di incitare  il gruppo.
            Leni si era fidanzato con la giovane  Italia Belli di Le Prata, ultima figlia del defunto Secondo . Le sue avventure e la  partecipazione alle bande partigiane  durante la guerra civile in Italia sono narrate in un lungo  racconto-intervista rilasciata allo scrivente in occasione della sua unica visita in Italia, nell’ autunno del 1994. Questa sua testimonianza è da considerarsi  interessante ed attendibile, in quanto resa con modestia e con buona memoria. Dopo tanti anni all’estero parla  ancora un buon italiano, usando  a volte parole spagnole, il castegiano ( castigliano) come si dice in Argentina . Dopo l’inizio dei rastrellamenti dei tedeschi  nel territorio di Foligno  e di Nocera Umbra ,  dovette nascondersi in diverse parti, sempre in movimento, e solo grazie e  alle sue buone gambe   riuscì a salvarsi dalla cattura e fucilazione. Fu spesso insieme al capo-squadra Sandro .  Il fascista di Valtopina Pietro Checché, che faceva servizio a Nocera Umbra come milite repubblicano, a  Sorifa, una volta  esclamò :  “La testa di Leni la voglio mettere qui sopra la mia motocicletta!”.
                Nel dopoguerra il padre Lorenzo lo voleva con sé  negli Stati Uniti, ma a quel tempo le leggi sull’ emigrazione non lo permettevano più; dunque egli si trasferì in Argentina , dove acquistò un frutteto e Leni poté esaudire il desiderio del padre emigrando in quel paese. Espatriò  verso la fine del 1948 con la moglie Italia Belli e il figlio Dante di appena un anno .  Abitarono dapprima in campagna,  nei pressi della cittadina di  Casilda, in provincia di Santa Fè , dove la maggioranza della popolazione è di origine italiana. In Argentina, paese dalle immense ricchezze e dalle frequenti  crisi economiche e politiche, non si fa fortuna. Questo paese era noto, fino ad alcuni anni fa,  per la mancanza di democrazia e  per il ripetersi delle  dittature militari . Tra i  dittatori e i presidenti della repubblica si contano  molte personalità  di origine italiana : Lonardi, Frondizi, Viola, Galtieri. Il presidente Frondizi  visitò l’ Umbria negli anni sessanta , poiché   suo padre era di Gubbio.
            In Argentina, Ennio  Leonardi non ebbe gran fortuna e  non prosperò come si poteva prosperare in America del nord.   Il frutteto fu  seriamente  danneggiato  da una eccezionale  gelata. Più tardi Ennio ebbe anche un grave incidente con il trattore, dal quale riportò diversi danni . Fece diversi  lavori   e  in ogni modo  riuscì a tirar su la famiglia e far studiare i figli.   Andrea Leonardi di Sorifa, suo cugino, anch’ egli emigrato in Argentina  nel 1951 all’ età di 18 anni, racconta un episodio divertente. Non conoscendo all’inizio  la lingua spagnola, Andrea si meravigliò quando  udì  Leni  che incitava  il  suo cavallo  con queste parole : “ Forza Chiche, allarga il passo ! “Come fa il cavallo a camminare allargando il passo? Si domandò Andrea.  Infatti Leni, aveva  mischiato  l’ italiano con lo spagnolo, lingua in cui la parola largo significa lungo. Anche la sorella di Ennio, Dina ( nata nel 1929), si era trasferita poco dopo in Argentina ed aveva sposato l’ italiano  Delio Lottici, che perì negli anni sessanta cadendo con il  piccolo aeroplano  con cui lavorava . Dina è tornata molte volte in Italia, la prima volta nell’ anno 1964, insieme a sua figlia Adriana .
            Leni  invece è tornato in Italia , per la prima ed unica volta , nel 1994, cioè dopo ben 46 anni ! Un giorno fu condotto  sul Monte Faeto insieme ad  Angelo Nati. Qui, su uno dei luoghi da lui frequentati durante il periodo della resistenza e delle fughe avventurose, volle fare una  camminata fino sulla cima del monte . Era commosso nel rivisitare il posto dopo tanti anni e  mormorò  mestamente: “Forse non rivedrò più questi posti”. Fu anche accompagnato a visitare alcuni luoghi  diventati a lui familiari durante il periodo di guerra, come il paesetto di Seggio, in comune di Foligno.  In occasione di questa visita in Italia , con l’ interessamento dei suoi cugini, Andrea Leonardi e Francesco Mingarelli,   si informò se  vi era la possibilità di ottenere una piccola pensione in Italia, in considerazione del suo passato di partigiano combattente. La cosa ebbe esito negativo.  Durante la sua permanenza in Italia, tra Roma e  Sorifa, che durò oltre un  mese,  si interessò anche di  allevamento di funghi e di apicoltura, attività quest’ ultima  che aveva  praticato  in Argentina. Oltre a Dante (1947), che da diversi  anni lavora come ingegnere in Paraguay,  Ennio Leonardi ha avuto  4 belle figlie : Maria Rita , Gabriela , Liliana e Sabina.  È  deceduto   improvvisamente  nell’ anno 1999 .


(by Pietro Nati - 2005)

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