Ennio
Leonardi detto Leni
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| La famiglia di Leni nel 1976 a Casilda |
Il nome Leni
non ha nulla a che vedere con Lenin
, né è un nome di battaglia; è
semplicemente un nomignolo dato ad Ennio Leonardi all’epoca dell’infanzia , così rimasto per
sempre e abitualmente usato. Nel suo
foglio matricolare si legge
: “Soldato di leva classe 1925; Distretto di Spoleto lasciato in congedo illimitato
provvisorio il 30.4.1943. Riconosciutagli la qualifica di Partigiano combattente, ai sensi del
Decreto Lgs n. 518 del 1945 . Ha
partecipato dall’ 1.1.1944 all’ 1.7.1944 alle operazioni di guerra svoltesi sul
territorio metropolitano con la formazione
regolare Garibaldi, con la qualifica di gregario, dipendente
dalle forze armate italiane . Campagna di guerra 1944. Equiparato a tutti gli effetti, per il servizio partigiano
anzidetto, ai militari volontari che hanno operato in unità regolari delle
forze armate nella lotta di liberazione.
Ha diritto all’attribuzione dei benefici previsti dalla legge a favore dei
combattenti ai sensi del D.L. n. 137/48”. Tra le note e i contrassegni personali
possiamo leggere: “Statura m 1, 74 ½,
Torace m 0,86 ½ , colore e forma dei
capelli castani lisci, occhi
castani, colorito roseo, naso retto, bocca regolare, fronte regolare,
dentatura sana, professione studente religioso, titolo di studio 4° ginnasio”.
Ennio
Leonardi, era nato a Sorifa di Nocera Umbra il 18 marzo del 1925, primo di tre figli, da Lorenzo e da Anna
Mingarelli. Il padre, da tutti chiamato Dirice
era negli Stati Uniti ed ha passato
quasi tutta la sua vita come
emigrante nelle due Americhe.
Alla fine di maggio del 1943 Leni abbandonò
il seminario di Nocera Umbra e nell’autunno dello stesso anno ricevette la
chiamata alle armi da parte della Repubblica Sociale. Diversamente dagli altri
suoi compaesani della stessa classe non
si presentò al distretto militare che in quel tempo era a Spoleto
. Aveva sentito parlare di
partigiani nella montagna di Foligno e
quindi si incontrò con essi
a Rasiglia e a Cancelli, dove già
vi erano molti folignati. Oltre alla pistola semiautomatica di
provenienza americana, Leni aveva
anche un bel paio di pantaloni di pelle, così che la sorella Dina
una volta osservò : “ Se avesse
anche una bella giacca di pelle sarebbe completo”. Aveva
raccapezzato anche un buon paio di stivali di cuoio da cavalleria.
Racconta
Andrea Leonardi che una volta Leni,
dovendo andare con la sua squadra “a fare
un assalto”, ovvero un’azione presso la
collina chiamata Romita contro un gruppo di militi fascisti che
transitavano sulla strada statale
septempedana, provenienti da Bagnara,
tornò indietro a casa per prendere la maschera che aveva
dimenticato. Sembra che Leni in
alcune occasioni usasse una mascherina tipo carnevale per non farsi riconoscere. Al gruppo si unì
anche il
cinquantenne Domenico Armillei
detto Brosco , personaggio stravagante
e burlone di Sorifa , il quale armato del suo semplice bastone di legno che
agitava minacciosamente, tentava di incitare
il gruppo.
Leni si era fidanzato con la
giovane Italia Belli di Le Prata, ultima
figlia del defunto Secondo . Le sue avventure e la partecipazione alle bande partigiane durante la guerra civile in Italia sono
narrate in un lungo racconto-intervista
rilasciata allo scrivente in occasione della sua unica visita in Italia, nell’
autunno del 1994. Questa sua testimonianza è da considerarsi interessante ed attendibile, in quanto resa
con modestia e con buona memoria. Dopo tanti anni all’estero parla ancora un buon italiano, usando a volte parole spagnole, il castegiano (
castigliano) come si dice in Argentina . Dopo l’inizio dei rastrellamenti dei
tedeschi nel territorio di Foligno e di Nocera Umbra , dovette nascondersi in diverse parti, sempre
in movimento, e solo grazie e alle sue
buone gambe riuscì a salvarsi dalla
cattura e fucilazione. Fu spesso insieme al capo-squadra Sandro . Il fascista di Valtopina Pietro Checché, che
faceva servizio a Nocera Umbra come milite repubblicano, a Sorifa, una volta esclamò :
“La testa di Leni la voglio mettere qui sopra la mia motocicletta!”.
Nel dopoguerra il padre Lorenzo lo voleva con
sé negli Stati Uniti, ma a quel tempo le
leggi sull’ emigrazione non lo permettevano più; dunque egli si trasferì in
Argentina , dove acquistò un frutteto e Leni poté esaudire il desiderio del
padre emigrando in quel paese. Espatriò
verso la fine del 1948 con la moglie Italia Belli e il figlio Dante di
appena un anno . Abitarono dapprima in
campagna, nei pressi della cittadina
di Casilda, in provincia di Santa Fè ,
dove la maggioranza della popolazione è di origine italiana. In Argentina,
paese dalle immense ricchezze e dalle frequenti
crisi economiche e politiche, non si fa fortuna. Questo paese era noto,
fino ad alcuni anni fa, per la mancanza
di democrazia e per il ripetersi
delle dittature militari . Tra i dittatori e i presidenti della repubblica si
contano molte personalità di origine italiana : Lonardi, Frondizi,
Viola, Galtieri. Il presidente Frondizi
visitò l’ Umbria negli anni sessanta , poiché suo padre era di Gubbio.
In
Argentina, Ennio Leonardi non ebbe gran
fortuna e non prosperò come si poteva
prosperare in America del nord. Il
frutteto fu seriamente danneggiato
da una eccezionale gelata. Più tardi
Ennio ebbe anche un grave incidente con il trattore, dal quale riportò diversi
danni . Fece diversi lavori
e in ogni modo riuscì a tirar su la famiglia e far studiare
i figli. Andrea Leonardi di Sorifa, suo
cugino, anch’ egli emigrato in Argentina
nel 1951 all’ età di 18 anni, racconta un episodio divertente. Non
conoscendo all’inizio la lingua
spagnola, Andrea si meravigliò quando udì Leni che incitava il suo
cavallo con queste parole : “ Forza
Chiche, allarga il passo ! “Come fa il cavallo a camminare allargando il
passo? Si domandò Andrea. Infatti Leni,
aveva mischiato l’ italiano con lo spagnolo, lingua in cui la
parola largo significa lungo. Anche la sorella di Ennio, Dina ( nata nel 1929), si era
trasferita poco dopo in Argentina ed aveva sposato l’ italiano Delio Lottici, che perì negli anni sessanta
cadendo con il piccolo aeroplano con cui lavorava . Dina è tornata molte volte
in Italia, la prima volta nell’ anno 1964, insieme a sua figlia Adriana .
Leni invece è tornato in Italia , per la prima ed
unica volta , nel 1994, cioè dopo ben 46 anni ! Un giorno fu condotto sul Monte Faeto insieme ad Angelo Nati. Qui, su uno dei luoghi da lui
frequentati durante il periodo della resistenza e delle fughe avventurose,
volle fare una camminata fino sulla cima
del monte . Era commosso nel rivisitare il posto dopo tanti anni e mormorò
mestamente: “Forse non rivedrò
più questi posti”. Fu anche accompagnato a visitare alcuni luoghi diventati a lui familiari durante il periodo
di guerra, come il paesetto di Seggio, in comune di Foligno. In occasione di questa visita in Italia , con
l’ interessamento dei suoi cugini, Andrea Leonardi e Francesco Mingarelli, si informò se vi era la possibilità di ottenere una piccola
pensione in Italia, in considerazione del suo passato di partigiano
combattente. La cosa ebbe esito negativo. Durante
la sua permanenza in Italia, tra Roma e
Sorifa, che durò oltre un
mese, si interessò anche di allevamento di funghi e di apicoltura,
attività quest’ ultima che aveva praticato
in Argentina. Oltre a Dante (1947), che da diversi anni lavora come ingegnere in Paraguay, Ennio Leonardi ha avuto 4 belle figlie : Maria Rita , Gabriela ,
Liliana e Sabina. È deceduto
improvvisamente nell’ anno 1999 .

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